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Nel mondo dei Ladini di Fassa



Solitarie, maestose nelle geometrie, avvolte da lampi di luce all’alba e al tramonto: le Dolomiti hanno rubato infiniti sguardi a viaggiatori di ogni tempo. Ma la Val di Fassa non è solo montagna. Quest’angolo di Trentino che seduce ed affascina, senza creare false illusioni, cela un patrimonio storico-artistico altrettanto degno di nota. Benvenuti nella terra dei Ladini, una minoranza etnica tutelata, che continua a difendere con orgoglio le proprie radici culturali, linguistiche e gastronomiche. Sono le tradizioni popolari ladine ad incuriosire, in modo particolare, gli ospiti in vacanza in Val di Fassa e che affondano le loro radici nella cultura celtico-retica. Grande importanza viene data alla salvaguardia del territorio, al senso di appartenenza alla comunità e all’amore per le montagne. Questi aspetti si ritrovano nelle leggende e nei racconti, nelle numerose manifestazioni, nell’artigianato e, non ultimo, nella calorosa ospitalità.

Musei, forti, "tobiè" (fienili in ladino) e chiese offrono uno sguardo interessante e profondo sulla cultura, l’arte, l’architettura e la storia della Val di Fassa. Percorsi tematici e visite guidate ai paesi della Val di Fassa sono organizzati dall’associazione Dolomiti Explora e dai nostri accompagnatori di territorio.

I Ladini

Un popolo, una lingua ed una cultura millenaria

I Ladini costituiscono una minoranza etnica di circa 35.000 persone che vivono nelle cinque vallate attorno al massiccio del Sella (Fassa, Gardena, Badia, Livinallongo, Ampezzo) e dove la maggior parte della popolazione è di madrelingua ladina. Anche se viene sempre riconosciuto come ladino, le valli si identificano per una propria declinazione linguistica, influenzata talvolta dalle altre lingue dominanti dell’area geografica come il tedesco e l’italiano. Si parla quindi il fassano - Val di Fassa, il gardenese - Val Gardena, il badiotto/ marebbano - Val Badia/Marebbe, il fodom - Livinallongo/Colle Santa Lucia e l’ampezzano - Ampezzo.
La Val di Fassa è l’unica vallata ladina del Trentino.


Storia della Val di Fassa

Val di Fassa, sulle tracce del passato

L’antico stemma della Comunità di Fassa, documentato da un affresco del 1607 presente nel palazzo vescovile di Bressanone, raffigura "l Pàster de Fascia", il pastore. Fu, infatti, l’allevamento del bestiame (soprattutto ovino) a caratterizzare l’economia fassana fin dai tempi più remoti. Lo ricorda il "monumento al capraio" in bronzo, realizzato nel 1983 dall’artista di Canazei Rinaldo Cigolla, ben visibile nella piazzetta di Fontanazzo (Mazzin), fra la chiesa del Carmelo ed il municipio. Ti piacerebbe approfondire la storia e la cultura della Val di Fassa? Nulla di più semplice. Recati all’Istituto Culturale Ladino Majon di Fascegn di Vigo che dispone di: biblioteca specialistica ricchissima di volumi di tutti i generi, cineteca, fonoteca, catalogo etnografico, archivi fotografico e storico-documentario.


Folclore e tradizioni ladine

Feste e tradizioni fassane

La popolazione della Val di Fassa è sempre stata fiera della sua lingua e della sua cultura ladina. La consapevolezza e l’orgoglio delle proprie origini hanno contribuito a conservare nei secoli tradizioni e costumi che, tutt’oggi, sono vissuti con profondo significato ed intensità. Sono ancora tante le usanze che coinvolgono la comunità fassana e quelle che si rinnovano tra le mura domestiche. Spesso feste e manifestazioni sono collegate a ricorrenze religiose (molte di ispirazione tirolese), a rievocazioni di antichi riti in un misto di sacro e profano, all’alternarsi delle stagioni oppure a ricostruzioni di avvenimenti storici rimasti vivi nella memoria collettiva.

Appunti di viaggio: Carnevale Ladino


Architettura ladina

Tobiè, "avanguardie" d’architettura alpina

La storia di una valle è racchiusa anche nei suoi tratti architettonici. Per la Val di Fassa sono i "tobiè", i caratteristici fienili dai colori scuri, bruciati dal sole, a racchiudere preziosi scorci di vita contadina ed artigiana legata al passato. Sono un’eredità molto importante a testimonianza di un rapporto equilibrato tra uomo e natura. Per saperne di più: "Fassa montagna che scompare" di Damiano Magugliani, edito con il patrocinio dell’Istituto Culturale Ladino di San Giovanni di Fassa.


La valle degli artisti

L’artigianato artistico fassano

La cultura dell’artigianato artistico in legno è la vera peculiarità della Val di Fassa. Gli artigiani locali espongono le loro opere (statue, bassorilievi, mobili, crocifissi o oggetti di arredamento per la casa) in piccole botteghe, dove si può ancora respirare quell’atmosfera che ricorda i vecchi mestieri, con tanto di scalpelli e arnesi un po’ ovunque e trucioli di legno sparsi su tutto il pavimento. Tra gli articoli più caratteristici della produzione artistica locale spiccano sicuramente le "faceres", le maschere lignee tipiche del Carnevale Ladino, da indossare o da appendere alle pareti come dei quadri. Le botteghe di artigianato in Val di Fassa


Leggende ladine

Re Laurino, Conturina, Barbolina, Ondina, Gordo e Vinella, Ciambolfìn: i protagonisti delle leggende ambientate in Val di Fassa

L’aspetto maestoso delle montagne, le splendide sfumature dall’arancione al viola donate dai raggi del sole all’alba e al tramonto alla roccia dolomitica, gli eventi storici e i fenomeni naturali e meterologici a cui per secoli non è stata data una spiegazione scientifica sono stati trasformati, in passato, dalla popolazione locale in mito. Così boschi, creste, scarpate e convalli di Fassa sono state animate da: vivenes, creature femminili belle e gentili che abitavano i monti e i corsi d’acqua, bregostènes, esseri femminili brutti e dispettosi, stries, donne perfide e malvagie, salvans, uomini selvatici e bifronti, morchies, nani, e molti altri. Storie tramandate di generazione in generazione nelle lunghe sere invernali trascorse al caldo della stua (la stanza da giorno dove si raccoglieva la famiglia), raccontate ai bambini soprattutto dalle donne, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel mantenere vivo l’idioma ladino (per secoli solo orale) e la cultura locale. Nei secoli passati anche in Val di Fassa la donna restava tutta la vita sotto tutela prima del padre, poi del marito o del fratello e non aveva nessun diritto nella vita pubblica. Nella vita privata, però, era il perno della famiglia. E non è un caso che le leggende ladine s’incentrino spesso su protagoniste femminili.

Non solo storie su singoli personaggi, ma anche autentiche epopee come quella dei Fanes (popolazione dolomitica semileggendaria), che vede ambientata in Val di Fassa parte di una trilogia, celebrata da qualche anno nella Festa ta Mont ai primi di agosto in Val San Nicolò, sopra Pozza di Fassa. Montagne e località sono sempre in primo piano. Perché le leggende nascono e si sviluppano in luoghi precisi. Marmolada, Sass Pordoi, Sassolungo e Catinaccio sono posti "magici". Il "Rosengarten", in particolare, ha dato vita a numerosi racconti tanto che da qualche anno è stato ideato per bambini e famiglie il percorso estivo Do l troi de la contìes (Sul sentiero delle leggende): una piacevole passeggiata in sei tappe, e sei storie, dove, si vivono le avventure di re, principesse, streghe e pastori che lì, in passato, hanno preso forma.

Oggi la letteratura sulle leggende ladine di Fassa è molto ricca, anche se Hugo de Rossi e Karl Felix Wolf, i primi ad averle raccolte e raccontate in libri ormai noti, restano gli autori più accreditati. De Rossi (1875-1940) nel 1912, dopo aver compito ricerche scrupolose sulle storie locali narrate dagli anziani, le pubblicò in "Fiabe e leggende della Val di Fassa". Dal suo lavoro attinse anche il più famoso Wolf (1879-1966) autore del popolare "I Monti Pallidi".



I Ladini di Fassa: Un popolo, una lingua ed una cultura millenaria


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